Corriere della SeraLunedì 30 Marzo 2020
La strana primavera di Torino, aria tersa ma gelida, comincia dalle strategie per il mondo che verrà dopo la crisi. Da Davos, la località delle alpi svizzere dove ogni anno si riuniscono i potenti del pianeta del World Economic Forum, è partita una chiamata diretta a un cellulare torinese, quello di Carlalberto Guglielminotti. Il think tank ha nominato il 37enne Ceo di ENGIE Eps tra i giovani leader più influenti del pianeta (unico italiano tra i nominati del gruppo) per l’impegno nel «promuovere la sostenibilità attraverso la tecnologia».

«E pensare che neanche sei anni fa stavo firmando a Torino un’istanza di fallimento. Poi mi sono ribellato a quell’idea, ho riconvertito l’azienda dall’idrogeno allo stoccaggio di energia elettrica e alla e-mobility, e l’ho quotata alla Borsa Parigi. Poi siamo entrati a far parte del gruppo Engie».

Guglielminotti che porta un nome che sa di aristocrazia sabauda e invece è orgoglioso figlio di un metalmeccanico e di una maestra elementare torinesi («i mei genitori mi hanno insegnato a non mollare mai e a pensare in modo non convenzionale»), si siederà presto nelle assemblea del Wef, accanto a giovani leader come la premier finlandese Sanna Marin e Peter Buttigieg, ex sindaco di South Bend, Indiana, ed ex candidato alle primarie democratiche per la presidenza Usa.[…]